‘Paesaggi Tv’, paesaggi dell’anima contemporanea: alcune riflessioni su Mario Schifano

Tra esaltazioni e depressioni, genialità e carcere – che in fondo per lui sono la stessa cosa – Mario Schifano è intossicato di insicurezza più che di eroina, alla deriva in una stanza chiusa con decine di televisori accesi giorno e notte, chiuso nella sala regia del mondo che trasmette muri di storie senza inizio né fine. I Paesaggi TV di Mario Schifano dilatano un varco tra la Storia e l’individuo moderno, uniti attraverso il cordone ombelicale del tubo catodico: nell’ansia di afferrare ogni lampo di civiltà in cui si è liquefatto il tessuto del mondo, davanti a lui si apre una geografia di immagini ancora da scrivere. L’angelus novus di Mario Schifano è più vicino al demone della storia che al suo angelo, scandaglia il presente alla ricerca di tracce di futuro: al passato lo lega un’ultima leggerissima piuma, la pittura che stende la sua aura sottile sui fotogrammi infranti della modernità. Non è la tempesta del progresso che ha visto Benjamin sulla tela di Paul Klee a spingerlo verso il futuro ma è il flusso implacabile del presente da cui Schifano si lascia travolgere.

M. Schifano, Paesaggio tv, 1970.

Curioso per natura, cannibale di vita, soldi, modelle e droghe per deformazione, Schifano è mediatico quando utilizza i media, è mediatico quando i media fagocitano la sua stessa immagine per rigettarla in eccesso e nevrosi. Velocità, ritmo, frammento, contaminazione di linguaggi, l’artista comunica entrando nelle menti del pubblico attraverso i mezzi che comprendono meglio e manipola la società di massa attraverso le immagini di se stessa. Schifano al mondo si presenta senza schermi né filtri, senza opporre alcuna resistenza alla sua natura e al suo destino: umano, forse troppo. Vive in un tempo futurista e futuribile, fa tabula rasa dell’Informale, in bilico tra Pop Art americana e Nouveau Réalisme, grida no a Ileana Sonnabend in nome della propria individualità artistica e riparte dall’azzeramento dell’immagine senza rinunciare alla pittura. Prima degli altri ha compreso che la tecnologia può cambiare le menti ma non tanto quanto può ancora farlo l’arte; ha capito che la modernità ha un’anima sottile e leggera fino a sconfinare nel superficiale, e una analogica, della lentezza e della profondità umana che la macchina non avrà mai. Due dimensioni in contraddizione insuperabile ma necessaria per l’artista, vene dell’uomo nelle arterie del mondo.

L’attualità della sua produzione artistica è ancora oggi disarmante. Arte e pittura rimangono gli ultimi baluardi contro il bombardamento mediatico che Schifano profetizza. I fermi immagine su conflitti, urgenze ambientali, nuove visioni satellitari dell’universo, decontestualizzati e riprodotti sulla tela di questo “inviato speciale” si aprono a mille interpretazioni di cosa sia davvero il progresso, paesaggi in bilico tra reportage e fantasia. Il vero medium non è lo schermo ma l’artista stesso, che non possiede ma è posseduto da quelle immagini. Crisi della pittura in Schifano significa crisi d’identità: i Paesaggi TV sono simulacri di mondo, le visioni di un racconto senza sintassi, un bestiario di immagini estorte dal flusso del tubo catodico che tiene vivo l’artista anche se a salvarlo sarà la vita, quella vera, con la nascita del figlio e la pittura ritrovata nella relatività. 

            Paesaggi TV sono figli di un gesto umano meccanicamente ripetuto ma che racchiude in nuce un’intera rivoluzione, quella digitale: Schifano fotografa febbrilmente il televisore, stampa lo scatto su tela emulsionata e lo modifica con i pennelli, indagine frenetica tra occhio, mente e anima. Lo restituisce filtrato, purificato nel colore, per rendere almeno accettabile la disumanità del mondo che buca lo schermo. Questo è il Vero che per secoli hanno inseguito gli artisti e ora la mimesi sulla tela è possibile solo a pezzi di realtà attraverso l’obbiettivo, lo schermo, la pellicola. Schifano è lampo, è strappo, è residuo di profondità che affiora dall’irruzione ironica in una totalità che l’uomo non potrà mai abbracciare. Fotografia, cinema, televisione, persino il computer ai suoi albori, sono stati il suo modo di dire addio al passato: metabolizzandolo, non cancellandolo. All’arte italiana Schifano ha consegnato una lente possibile per comprendere la contemporaneità, alla quale si è aperto con fiducia e senza fare domande: ha comunicato l’arte nell’unico modo in cui l’uomo l’avrebbe fruita, ovvero inquadrandola parzialmente in uno schermo, che diventa specchio quando aiuta chi lo guarda a ripensarsi, a ridefinirsi. O nascondersi.

Schifano non era interessato alla «cultura della TV», negli anni ’70 indagava «la cultura dell’immagine della televisione». Non è suo compito redimere gli orrori della storia e degli uomini né dar loro senso: Schifano è un cronista di intuizioni che da detriti muti di realtà diventano contemplazioni di futuro. «Io veramente non sono un pittore, ma uno che ha una grande attitudine a guardare», lo dice a Moravia in un’intervista del 1974. Schifano non coglie il momento del consumo merceologico dell’immagine ma la sua silenziosa formazione, nella percezione o nella memoria, l’attimo in cui emerge dalla coscienza, svanisce, riaffiora: è l’alba non il tramonto. Schifano non guarda, vede: il suo fermo immagine salva dall’oblio, alchimista di fotogrammi che distilla in poesia. Senza presunzione intellettuale né concettualismi, senza pasoliniani pregiudizi, ha stigmatizzato il “flusso di coscienza” dell’uomo contemporaneo, trovando nei media risposte a domande che non si pone: non chiude gli occhi di fronte alla bruttezza del mondo e della vita ma cerca la bellezza rimasta, anche se per vederla e trasmetterla è necessario ricorrere alla fantasia e all’immaginazione. E allora ben venga la realtà virtuale se può aiutare gli uomini a ridefinire la propria esistenza, abbattendo i limiti che la rendono inautentica. Ma nel mare virtuale di immagini e informazioni senza salvagente le identità affogano, e non basta un clic al telecomando per fermare il mondo là fuori o dentro se stessi.

Serena Tacchini


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...