APPUNTI DI UN SOGNATORE IRRIVERENTE: Federico Fellini a Padova

Il 20 gennaio 1920 nasceva a Rimini Federico Fellini: Padova lo festeggia in anticipo sui tempi, celebrando nella monografica agli Eremitani la vena satirica del grande Mago e l’inedita dimensione creativa della sua irriverente fucina di sogni. 

Si chiamava Federico Fellini e lasciò Rimini per andare a cambiare il cinema: a Roma portò con sé una valigia di personaggi immortali, che hanno raccontato l’Italia alle platee del mondo con una lucidità poetica e visionaria in cui «nulla si sa e tutto s’immagina». Fellini è il cantafavole che ha aperto lo sguardo del cinema all’immaginifico: dopo essersi lasciato alle spalle l’oggettività neorealista, ha elogiato la pazzia delle anime semplici, ancora in grado di sorridere alla vita nonostante i suoi morsi e di stupirsi davanti alle misteriose meraviglie del mondo.

Fare una mostra su una personalità così eccessiva, mutevole, sfuggente, e al tempo stesso mitizzata, come quella del regista riminese è una sfida, perché l’unico modo per avvicinare il suo genio è cercarlo nei film, nelle parole, nei disegni. Fellini si trova nel caleidoscopio delle sue caricature, in quel girotondo bizzarro di antieroi in festa, di clown e nani, di donne immense e giocolieri, che hanno imbrigliato il sognatore nella sua carnevalesca mitologia personale di ricordi e fantasie, vita e immaginazione. Per tutta la vita ha girato «sempre lo stesso film», che lo ha portato a esorcizzare le paure e a trasformare le mostruosità in ricerca di redenzione; con Marcello Mastroianni nella Dolce vita ha percorso i gironi di un moderno inferno dantesco, alle cui feste seguono albe tristi e illusioni che s’infrangono sulle rive del mare. Così ha impresso sulla pellicola i sogni degli italiani e la grigia amarezza di un tuffo che i Vitelloni non faranno mai.

DIETRO LE QUINTE DI UN SOGNO: I DISEGNI

Il percorso della monografica ai Musei Civici di Padova procede per temi a partire dalle foto di famiglia, si snoda fra lettere e contratti, attraversa le locandine. Le prime parole delle sceneggiature scritte a macchina rievocano sogni popolari sopiti e appare sull’altalena lo Sceicco bianco-Alberto Sordi, in tutta la sua finta divinità. Se Anita Ekberg, infantile e smaliziata nella Fontana di Trevi, rimarrà per sempre una vestale inarrivabile, Fellini ha scelto come compagna di viaggio la meno diva di tutte: Giulietta Masina è stata la certezza creativa, la sua bambina e la sua donna, Gelsomina e Cabiria, buffa e tragica come solo un piccolo clown arruffato sa essere. Si procede fino a una sorta di teatro dismesso in cui i personaggi si sono dati alla fuga: brillano ancora i sontuosi costumi di scena e le maschere, ma rimasti senza il loro burattinaio, privi di emozioni come il Pinocchio funebre del suo Casanova.

L’attenzione dei curatori va alla natura spontanea dell’atto creativo di Fellini: scopriamo, negli oltre 160 disegni, gli inizi da vignettista ma soprattutto la vena febbrile di un’immaginazione dirompente e sboccata, eroticamente sfacciata, che è forse la parte più intima della sua genialità. Nella battaglia archetipica dell’amore prendono il sopravvento superdonne aggressive e muscolose: dietro la tenda di un teatro vietato ai minori si scatenano le fantasie più trasgressive del regista, in una carica ludica finale da fuochi d’artificio. Disegnava ovunque, perfino sui tovaglioli dei ristoranti: appunti e sogni al risveglio; scarabocchiava al telefono, quando voleva spiegarsi; disegnava gli attori che immaginava per un film e poi li andava a cercare.

Serena Tacchini

Articolo pubblicato su Artribune [28.05.2019]: https://www.artribune.com/arti-performative/cinema/2019/05/mostra-federico-fellini-musei-civici-eremitani-padova/


MOSTRAFederico Fellini. Verso il centenario (1920 – 2020)
QUANDOFino al 1° settembre 2019
DOVEPadova, Musei Civici agli Eremitani

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