BANKSY. L’arte di risvegliare le coscienze

Lazinc Sackville Gallery, Londra – Fino al 25 agosto 2018. La monografica londinese alla Lazinc raccoglie i capolavori più provocatori dell’esordio di Banksy mettendo in luce le contraddizioni del più celebre street writer senza volto: da stencil sovversivi a guerriglia-marketing milionario.

“Muri puliti, popoli muti”

Nasce in una notte e sorprende la routine dei passanti distratti: la Street Art è arte di tutti per gallerie a cielo aperto, è riappropriazione di spazi urbani ma il suo destino non è durare. Cancellata dalle amministrazioni, censurata dai proprietari degli edifici, a volte dagli artisti stessi: pulsa in città, muore nei musei e dà voce alle comunità di tutto il mondo.

Dalla scena underground di Bristol Banksy è arrivato a Londra diciotto anni fa per rivendicare il proprio diritto di replica alle imposizioni. La sua “ostentazione d’anonimato” è il baluardo dell’insuccesso dell’informazione mediatica che dopo vent’anni non riesce ancora a dargli un volto. Ironizza in clandestinità sulla società contemporanea disseminando le metropoli di stencil fulminei: dietro quel cappuccio nero come il suo humour si celano forse più menti creative che hanno costruito a tavolino il personaggio.

Ma che sia uno o nessuno poco importa perché, in bilico tra genio comunicativo e vandalismo, il suo messaggio arriva e si rimette alla libera interpretazione di tutti: dissacrante e immediato, amplificato dalla babele dei social. Banksy chiama a rapporto le coscienze collettive, imprime sui muri idee e speranze inespresse per codardia o pigrizia; apre la crepa del muro tra Israele e Palestina su un paradiso tropicale, su un mondo migliore, e la bomba in mano al ribelle ferisce come un mazzo di fiori (Love is in the air).

Un outsider in galleria

Steve Lazarides, il primo fotografo e gallerista dietro il fenomeno Banksy per undici anni, raccoglie nella monografica londinese le immagini più iconiche degli anni d’oro in cui il writer si è imposto all’attenzione mondiale, fino al loro allontanamento nel 2008. I pezzi esposti presso la sua galleria di Mayfair appartengono al mercato “secondario” di Bansky, degli stencil su tela, delle sculture e delle stampe in edizione limitata. 

Banksy chiama la realtà al banco degli imputati: deve rispondere dei reati di violenza, razzismo, omofobia, capitalismo e inquinamento, massificazione. L’arte di questo “giudice latitante” svicola nei sobborghi come i Rats che infestano intere città. Demolisce luoghi e volti comuni per far risuonare il vuoto della società consumistica: siamo tutti la domestica Leita, che nasconde la spazzatura sotto il tappeto del muro di Chalk Farm, abbassiamo lo sguardo per non vedere i problemi. Il mondo di Banksy è un deprimente Dismaland, parco giochi dei non-divertimenti, un soggiorno all’hotel “con la peggiore vista sul muro”, come quello aperto dall’artista in Cisgiordania.

Appassiscono i girasoli di Van Gogh, nello stagno di Monet galleggiano i rifiuti al posto delle ninfee; la Venere di Milo mendica con una coperta rattoppata sulle spalle, un proiettile in fronte alla bellezza ideale per pochi intenditori. Nell’universo di Banksy la disciplina violenta non è la soluzione e i poliziotti inglesi si baciano teneramente, mentre la religione soccombe sulla croce del consumismo. Sfugge il palloncino rosso dalle mani della bambina: scivola via il cuore, poesia di un’innocenza perduta che forse lei stessa ha lasciato andare (Girl and Balloon, 2006).


La “perdita dell’aura”

Le sue opere-icona sono state chiuse entro i limiti di uno spazio al quale non erano destinate, quello delle gallerie e delle case d’asta, fagocitate dal sistema del museo-mausoleo che lui stesso ha cercato sovvertire ma che l’ha reso celebre. L’esposizione della Lazinc raccoglie opere di vita urbana diventate seriali ma incapaci di vivere in cattività. È soppresso il loro principio vitale nella trasposizione dal muro alla tela: sfuma la carica eversiva, compressa entro quelle cornici, si affievolisce il messaggio, fossili immagini pubblicitarie di un tempo estraneo al flusso della storia.

Ma la tag di Banksy, la sua firma, continua a cercare il contatto con le identità metropolitane e chiama l’osservatore ad assumere un ruolo attivo nell’evento artistico: come a ricordare ai passanti solitari, isole colpevoli e complici, che in quella città, in qualsiasi città, completamente soli non si è mai.

Serena Tacchini

ARTICOLOPubblicato su Artribune [05.08.2018]
https://www.artribune.com/arti-visive/street-urban-art/2018/08/banksy-mostra-londra-steve-lazarides/
MOSTRABANKSY, GREATEST HITS: 2002 – 2008
DOVELondra, Lazinc Sackville Gallery
29 Sackville Street, Mayfair W1S 3DX
QUANDOEvento concluso il 25.08.2018
SITOhttps://www.lazinc.com

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