LA BELLE ÉPOQUE DI ZANDOMENEGHI: UN’IMPRESSIONE DI MODERNITÀ

Au café (Coppia al caffè), 1885 circa, pastello su carta, 44.5 x 54 cm. Fondazione F.C. per l’Arte.

Padova, Palazzo Zabarella – Fino al 29 gennaio 2017. La Belle Époque senza eccessi agli occhi di Federico Zandomeneghi, il garibaldino che sposò la causa impressionista: da Venezia a Parigi, un viaggio di sola andata verso la modernità.

Un “Italien de Paris”

Federico Zandomeneghi [Venezia, 1841 – Parigi, 1917] decise di lasciarsi alle spalle una Venezia accademica ormai stretta e il sogno garibaldino di un’Italia unita, per la quale aveva combattuto sul fronte dei Mille. Nel 1874 il rampollo di una nota famiglia di scultori canoviani, nel viaggio di sola andata verso l’isola di modernità della Ville Lumière, portò con sé un bagaglio di esperienze che non avrebbe mai tradito: la formazione coloristica lagunare e la sperimentazione “progressista” della Macchia, appresa nel cenacolo fiorentino dell’amico Diego Martelli. Nella monografica padovana, in occasione del centenario dalla morte, i curatori Fernando Mazzocca e Francesca Dini tentano il riscatto di Zandò, pittore “dimenticato”: un recupero della memoria in cento dipinti, che ripercorrono gli anni giovanili del realismo storico e della denuncia sociale, fino al ponte artistico verso l’Avanguardia impressionista.

Dal Caffè Michelangelo al Café della Nouvelle Athènes

Il “Vénitien” intrecciò la sua vita professionale con quella di Degas, fu il vicino di casa di Toulouse-Lautrec nella Montmartre dei moulins e dal 1879 con loro espose da ‘indipendente’. Il successo avrebbe arriso agli altri “italiani a Parigi”, all’impetuoso Boldini, a De Nittis e Corcos; lo schivo Zandomeneghi, invece, proseguì la ricerca luministica all’ombra dei grandi maestri impressionisti, ispirato dall’«amore per il vero» e non dal denaro. Preferendo una modesta esistenza bohémienne agli sfarzi mondani, Parigi sulle sue tele divenne un grigio pezzo di mondo ordinario, nella serie di scorci urbani e anonimi passanti alla Caillebotte, inedite istantanee di vita dalle angolazioni insolite.

Studiò abitudini che avevano la pretesa di stupire per la loro prodigiosa verità: una miriade di donne sorprese in un’intima quotidianità di gesti che diventano riti. Lo sguardo cordiale del pittore, memore della quindicennale attività di figurinista, le cerca mentre passeggiano al parco, in conversazione sul divano, a teatro: una vibrante femminilità medioborghese, sommessa e familiare, assai distante dall’inquieto e voluttuoso femminino boldiniano. La bellezza che sospende il tempo si riflette negli specchi, si nasconde nei capelli rossi d’eco Nabis di una bambina che sogna dietro a un libro, nelle braccia stese di una giovane che si risveglia lentamente; seducono con il colore i vezzosi fiori al cappello di un volto di cera, la luce artificiale dei lampadari del Nouvelle Athènes. Lo sfondo del ritratto del dottore quasi si fonde con la nuvola di capelli bianchi: sfumature opalescenti e uno sfarfallio di colori, tra sogno, malinconia e finzione, si stendono sulle figure isolate in interni quasi spogli. E il pastello intesse trame imbrigliando emotivamente, anticipatore delle atmosfere divisioniste.

Alla ricerca di sé

Il confronto con i maestri ha imposto un freno alla più spontanea espressione di Zandomeneghi: alla ricerca di uno stile che forse non sarà mai completamente suo, l’originalità erompe a intermittenza quando esce dagli schemi ripetitivi, nelle piccole tavolette o nei vaporosi nudi di adolescenti, quando non indugia nella descrizione dei volti e riesce ad andare al di là di un tema consegnato senza errori di ortografia. Nel momento in cui lo sguardo si fa schermo dietro a una veletta di pizzo nero e i contorni delle figure si sfaldano, quando diventa più colore e meno forma: ecco che allora la tanto agognata realtà prende vita sulla tela e schiude visioni di mondi interiori che durano un attimo.

                                                                       Serena Tacchini


MOSTRAL’IMPRESSIONISMO DI ZANDOMENEGHI
QUANDOMostra conclusa il 29 gennaio 2017.
DOVEPadova, Palazzo Zabarella
CURATORIFernando Mazzocca, Francesca Dini
SITO WEBhttp://www.palazzozabarella.it
CATALOGOMarsilio

Articolo pubblicato su Artribune [01.11.2016]: https://www.artribune.com/report/2016/11/mostra-federico-zandomeneghi-palazzo-zabarella-padova/


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