ALVAR AALTO: OLTRE IL BOSCO

Alvar Aalto. Foto Artek.

Caixa Forum, Barcellona – Fino al 23 agosto 2015. Il “Mago del Nord” arriva a Barcellona. Per la foresta delle creazioni organiche dell’architetto finlandese Aalto, la chiave di lettura è inusuale, radicata nell’Avanguardia astratta degli anni ’30: oltre il bosco e al di là del lago.

Quando il Modernismo travolse il vecchio continente, l’Europa si scrollò di dosso i borghesi retaggi della floreale Art Nouveau per indossare la tuta operaia. Sullo sfondo delle macerie della Grande Guerra, l’architettura “ripartì da zero” e la scelta ricadde su materiali genuini e struttura dichiarata. Le nuove esigenze industriali della società di massa mondarono le magniloquenze decorative: il cemento s’intonacò di bianco immacolato e fu il Funzionalismo, dal tetto piano e dalla facciata liscia.

Ma c’era ancora chi guardava alla natura: Alvar Aalto (Kuortane, 1898 – Helsinki, 1976), si fece portavoce di un razionalismo organico identitario, orgogliosamente finlandese: il genio nordico spezzò la tirannia della griglia ortogonale per adattarla al luogo, alla funzione, ma soprattutto all’uomo. Alla forma ideale di Le Corbusier, ai precetti del Bauhaus di Gropius, all’astrazione elegantissima di Van Der Rohe, Aalto sostituì le ragioni di un io profondamente innamorato della propria terra: parlò la lingua di un “modernismo romantico”, che acquistò identità nei moti sinuosi ispirati alle linee dei fiordi. Costruì soste artificiali nella natura, regalando all’uomo il religioso silenzio della foresta finlandese; cristallizzò il lago e il cielo nella poetica del vetro. Le sue creazioni crebbero nei boschi senza far rumore, senza alterare un ordine naturale che potrebbe fare a meno della presenza dell’uomo. Ma non viceversa.

Armin Linke, Maison Louis Carré, 2014, Bazoches-sur-Guyonne, Francia (1956-’59), fotografia.
A. Linke, Maison Louis Carré, 2014, Bazoches-sur-Guyonne, Francia (1956-’59), fotografia.

Un finlandese a Barcellona

Al Caixa Forum di Barcellona quest’estate soffia vento da Nord: Alvar Aalto porta con sé le opere di una vita, ospiti nell’edificio modernista di Puig i Cadafalch, ristrutturato da Isozaki. In nove sezioni, modelli e progetti, sedute e oggetti di design sono illustrati attraverso fotografie e filmati dell’artista tedesco Armin Linke. In una lettura già proposta nella mostra tedesca Alvar Aalto. Second Nature, conclusa lo scorso 1° marzo al Vitra Museum, il curatore Eisenbrand affianca le tele di Aalto alle opere dell’Avanguardia anni ’30. Si rinvengono connessioni con i rilievi organici del dada Arp e il suo “mondo di ricorrenti simboli primordiali”; con l’arte cinetica dello “scultore dell’aria” Calder; con le sperimentazioni sulla luce e i materiali di Moholy-Nagy, cattedra illustre del Bauhaus. L’invito rinnovato è a osservare la produzione del “Mago del Nord” lasciando in secondo piano il ricorso diretto alla Natura: lo spettatore si alzi in punta di piedi per guardare al di là della radura e del lago, oltre la staccionata di questa chiave di lettura navigata ma imprescindibile. 

Una passeggiata nel bosco

L’osservatore si perde nel bosco dei capolavori immancabili, entra in una stanza del Sanatorio di Paimio (1929-’33), il tempio del malato, esposto al sole, all’aria fresca e al verde per la cura della tubercolosi. La “mitologia della foresta” trionfa a Villa Mairea (1938-41), la trasposizione di una radura boschiva in forme architettoniche: il tetto si ricopre di zolle erbose, mentre Aalto esplora i diversi stati di tutte le qualità del legno e della pietra. La luce del Nord filtra nella Biblioteca di Viipuri in tutta la sua naturalezza, come un’ode al lettore, o si fa lampada sospesa in forma di alveare (A331, ’53). Nell’arte della quotidianità condensa un’intera visione del mondo: il legno “si piega” alle esigenze dell’uomo, curvandosi nell’olimpo delle sedute esposte. Sul podio rimane imbattuto lo sgabello di betulla Stool 60 (’33) ma è iconico anche il nastro ligneo della poltrona Paimio (’32). 

La retrospettiva riflette l’anima di Aalto in modo inconsueto, la decompone e la moltiplica, per non essere un nostalgico punto d’arrivo ma di partenza. E si potrà cercare all’infinito una “seconda natura”, una nuova chiave di lettura per le opere di una vita di Alvar Aalto, ma in fondo il vento del Nord soffia sempre tra le fronde del bosco.

Serena Tacchini


Articolo pubblicato su Artribune [01.11.2016]: https://www.artribune.com/report/2016/11/mostra-federico-zandomeneghi-palazzo-zabarella-padova/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...