SCICLITUDINE. La finestra sul mare di Piero Guccione

Piero Guccione, La linea verde (2010-2014), olio su tela, cm 110 x 105. Collezione privata.

Palazzo Chiericati, Vicenza – Fino al 2 giugno 2015. Il curator-star Marco Goldin racconta l’amicizia quasi trentennale con l’amico e pittore di Scicli, Piero Guccione. L’occasione è il suo ottantesimo compleanno e il regalo è una retrospettiva in sedici opere inedite.

Piero Guccione
Piero Guccione, Mattina di luglio a Punta Corvo (2001-2003), olio su tela, cm 70.2 x 128.3. Collezione privata.

Mi ritrovo nel piccolo universo della pittura. Mi piace farla, la faccio con passione. Non posso fare altro e non so fare altro. Le dedico tutta la mia vita, ma so anche di essere un Don Chisciotte, che usa lo scudo e la lancia nell’età dei missili.

Tre sale di Palazzo Chiericati sono le pagine che raccontano l’atavico mormorio tra la Luna di cipria e lo specchio del mare: Marco Goldin omaggia con dedizione quasi filiale il profondo rapporto di amicizia intrecciato dalla fine degli Anni Ottanta con Piero Guccione (Scicli, 5 maggio 1935 – Modica, 5 ottobre 2018). Il curatore regala al pittore nel suo ottantesimo compleanno una retrospettiva in sedici finestre sul mare, opere risalenti agli ultimi venticinque anni d’attività.
Roma ha adottato Guccione negli Anni Cinquanta: assistente di Guttuso, la sua modernità è sempre stata di visione ottica più che di concezione, ancorata quest’ultima al recupero di una natura mitica in tutta la sua mediterranea solarità. Ma la voce del suo mare lo chiama e dal ’67 i ritorni in quel paesino sperduto della Sicilia, finis terrae tra Modica e Scicli, si fanno sempre più frequenti: gli occhi del pittore davanti all’infinita distesa del mare sono del colore dell’acqua, del vento e delle nuvole.
L’osservatore s’immerge con un tuffo nelle Storie della luna e del mare, trattiene il fiato dove l’acqua è di un azzurro più metafisico, di una precisione più enigmatica. L’occhio di Guccione mette a fuoco paesaggi dell’anima nitidi ed estatici, in cui cielo e mare si (con)fondono, fino a diventare un unico elemento indistinto. Lo spazio acqueo del mare e lo spazio ugualmente acqueo del cielo sono trasparenze non più speculari. La linea netta dell’orizzonte dovrebbe tagliare a metà la tela, strappando cielo e mare; e invece si dissolve in una luminosità cristallina, come la scia di un aereo lontano. Il suo orizzonte, luogo-non luogo che esiste come necessità di chi guarda avanti a sé, ipnotizza l’anima in un desiderio ossessivo.

Ormai l’occhio di Guccione non è più “fisico”, perché il mare è dentro senza essere abisso, restituzione di un movimento interiore, riflusso dell’anima. Il mare si fa assenza, vuoto: Goldin chiama questa perdita di consistenza visiva “evanescenza”, la graduale scomparsa della luce e del colore dentro la materia dell’aria, un desiderio del togliere il cui approdo è l’astrazione. Il tempo si dilata, lo sguardo si sospende e il pittore “entra compiutamente nella regione del silenzio, dell’immersione fonda, nel cosmo infinito. A Sgarbi è bastata una sola parola per riassumere l’intera poetica della contemplazione del maestro siciliano: sciclitudine.
Guccione raccoglie una delle più grandi sfide in pittura, destinata ai massimi o ai più sognatori: catturare sulla tela, in quel rettangolo ottico, elementi in mutamento impercettibilmente eterno, traducendoli in una fissità senza tempo.

Serena Tacchini

Piero Guccione, Notte stellata (2010-2012), olio su tela, cm 150 x 98. Collezione privata.

Articolo comparso su Artribune [26.04.2015]: https://www.artribune.com/report/2015/04/sciclitudine-la-finestra-sul-mare-di-piero-guccione/

MOSTRAPIERO GUCCIONE. Storie della luna e del mare
QUANDOMostra conclusa il 2 giugno 2015
DOVEVicenza, Palazzo Chiericati
CURATOREMarco Goldin
ENTE PROMOTORELinea d’ombra

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